In occasione della Giornata Mondiale dedicata, clinici, pazienti e istituzioni hanno chiesto a Roma una presa in carico più rapida e uniforme sul territorio
Possono passare fino a 15 anni prima che una persona con una delle oltre 500 malattie rare dello scheletro riceva un nome per i propri disturbi. A rallentare il riconoscimento sono soprattutto i sintomi aspecifici, cioè non riconducibili in modo chiaro a una singola patologia, che nell’adulto vengono spesso scambiati per problemi più comuni. Il ritardo può avere conseguenze anche gravi e compromettere in profondità la qualità di vita. Da qui l’appello congiunto di clinici, associazioni di pazienti e istituzioni, lanciato a Roma durante il convegno promosso per la Giornata Mondiale delle Malattie Rare delle Ossa, per accelerare la diagnosi e garantire percorsi di cura precoci e omogenei in tutto il Paese.
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